Videogiochi: il futuro è in abbonamento, ma quanto siamo disposti a spendere?

Che si parli di videogiochi, musica o cinema, una cosa cosa sembra chiara: in un futuro nemmeno tanto lontano tutte queste cose saranno distribuite tramite un abbonamento. Da questo punto di vista la musica ha fatto da apripista, con il cinema a rappresentare, forse, l’esempio più articolato e avanzato. I videogiochi sono arrivati in maniera più decisa solo negli ultimi anni, ma quello dell’abbonamento mensile sembra essere il modello economico che colossi come Microsoft, Google e Amazon puntano per il futuro. Tutto molto bello, peccato che prima o poi si arriverà al punto nel quale potremo chiederci: quanto siamo disposti a spendere per tutti questi abbonamenti?

Questo perché, se preso singolarmente, ogni abbinamento non è particolarmente esoso. Anzi, a ben guardare è il metodo più conveniente per poter accedere ad una serie di contenuti senza limiti. Basti pensare alla musica: con meno di quanto spenderemmo per un singolo CD al mese abbiamo la possibilità di accedere senza limiti allo sterminato catalogo di Spotify. Gli altri servizi sono praticamente sovrapponibili e provano a sopravvivere offrendo un servizio migliore, dato che difficilmente è possibile creare qualcosa di più completo: c’è chi punta alle playlist create con degli algoritmi personalizzati come Deezer e chi offre una qualità del suono superiore come Tidal o Qobuz. In questo caso basta scegliere l’offerta che meglio si adatta alle proprie esigenze e il resto può essere gestito tramite gli abbonamenti gratuiti.

La situazione si complica con il cinema. Se prima bisognava scegliere tra digitale terrestre e Sky, adesso a questi si aggiungono Prime Video, Netflix, TIM Vision, Chili, Disney+ e via dicendo. E con HBO Max alle porte, l’offerta potrebbe essere ancora più frammentata. A differenza della musica, questi servizi non sono completamente sovrapponibili: Stranger Things o Cobra Kai si trovano solo su Netflix, i film Marvel e Star Wars su Disney+, The Boys e The Expanse su Amazon Prime. Un tempo c’era la vecchia, cara TV che dopo qualche anno mostrava tutto senza costi, ma adesso?

Il tutto senza considerare lo sport, altro gigantesco catalizzatore di abbonamenti fisici e virtuali.

Nei videogiochi la società che sta investendo maggiormente in questo genere di servizio è Microsoft col suo Xbox GamePass, ma ci sono anche il PS Now, Google Stadia, GeForce Now e presto Amazon Luna. A questi vanno aggiunti servizi quali Live Gold, PS Plus o Nintendo Switch Online nel caso un cui si voglia giocare online. Se poi aggiungiamo EA Access e Ubisoft+ la frittata è fatta: sono necessari almeno 3-4 abbonamenti per poter avere accesso alla gran parte dei contenuti.

Abbonamenti Parliamone

Oltretutto non stiamo parlando di comparti stagni: non è detto che una persona che paga un abbonamento videoludico poi non abbia bisogno di una sottoscrizione per la musica, per il cinema o per i fumetti. Quindi è vero che presi singolarmente questi abbonamenti offrono un ottimo rapporto qualità/prezzo, ma la loro sempre più accentuata frammentazione rischia di arrivare presto ad un punto di saturazione. A quel punto, poi, non ci sarà spazio per tutti e si dovrà procedere a riunire i diversi servizi per fare in modo che tutto questo castello di carta torni ad essere sostenibile pe rla maggior parte dei clienti.

Da questo punto di vista, come sempre, Amazon è quella messa meglio, dato che sotto il suo cappello gestisce musica, cinema, videogiochi, sport e libri. Una cosa che la fa diventare uno di quegli abbonamenti imprescindibili. Anche Sony, potenzialmente, potrebbe avere un catalogo molto articolato, che va dai videogiochi alla musica, passando per gli anime e il cinema. Quello che manca, apparentemente, è la volontà di aggredire con decisione questo genere di mercato. forse anche spinta dagli ottimi numeri che attualmente registra in quasi ogni comparto.

Ma gli altri? Come si evolverà il mercato? Ma soprattutto, quanto spendete mensilmente per l’intrattenimento? E quanto siete disposti a spendere al massimo? Perchè l’impressione che abbiamo è che tra non molto lo spazio si esaurirà e presto non tutti questi servizi diventeranno sostenibili.

Cosa ne pensate? Parliamone!

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