Se comprate smartphone con fotocamere di qualità, abbiatene cura

Gli smartphone sono ormai una presenza fissa della nostra quotidianità e per tanti utenti sono diventati anche le fotocamere principali, per questo motivo la nota testata DxOMark ha voluto condurre uno studio per capire se e in che misura la qualità di foto e video venga inficiata dall’incuria dell’utente nei confronti del proprio dispositivo.

La qualità deve essere preservata

Negli ultimi anni la qualità delle fotocamere degli smartphone – soprattutto ma non solo nella fascia premium del mercato – è cresciuta in maniera esponenziale: sono stati fatti dei grossi passi avanti sia sul piano della pura qualità che su quello della versatilità, tanto che oggi praticamente tutti gli smartphone in circolazione mettono a disposizione molteplici fotocamere. Accanto all’unità principale, trovano posto fotocamere con ottiche ultra-grandangolari, macro, tele – anche con zoom periscopico –, micro, ma anche sensori ToF (Time of Flight), flash LED e quant’altro.


Tutta questa componentistica è fragile e viene protetta dalla sporcizia e dai maltrattamenti da una copertura solitamente realizzata in vetro (o quello che Apple chiama vetro-zaffiro, che è comunque più vetro che zaffiro).

La suddetta copertura deve dunque essere resistente per adempiere al proprio compito di proteggere le fotocamere dello smartphone, ma al contempo deve essere il più sottile possibile per non rovinare l’estetica del device e soprattutto per non interferire col passaggio della luce.

Dal momento che questo piccolo pezzo di vetro può incidere non poco sulla qualità di foto e video prodotti da uno smartphone e che è costantemente esposto al rischio di graffi e danni vari nell’uso quotidiano, DxOMark ha voluto compiere un indagine “sul campo” e per farlo ha scelto un cameraphone degno di nota: Huawei P40 Pro.

Stesso smartphone, stesse fotocamere, ma che differenza!

Più precisamente, sono stati presi due Huawei P40 Pro, uno in condizioni perfette e l’altro con il vetro della fotocamera danneggiato, e sono stati messi a confronto nel classico test fotografico di DxOMark.

Già prima di partire era lecito aspettarsi che i graffi sul vetro avrebbero causato lens flare – artefatti legati alle lenti causati dalla luce (stray light) e da riflessi interni al modulo fotografico – e problemi simili. Questo perché il lens flare può essere accentuato da tanti fattori, come graffi, sporcizia o polvere sulle lenti, mancanza di un rivestimento anti-riflesso e non solo. Esso è ancora più comune nelle fotocamere ultra-grandangolari, dato che è molto più probabile avere il sole nel campo visivo.


Fotocamera principale

Trattandosi di due Huawei P40 Pro, era scontato ritrovare qualità identiche in termini di autofocus, bilanciamento del bianco, texture, controllo del rumore, tuttavia la presenza di graffi sul vetro può incidere su contrasto, resa delle tonalità ed esposizione, specialmente in condizioni di luce difficili.

Il primo esempio, con un’illuminazione uniforme, non evidenzia differenze marcate tra lo smartphone integro e quello graffiato. Allo stesso modo, le foto panoramiche scattate con la luce alle spalle del fotografo quasi identiche.

È però sufficiente spostarsi in contesti meno semplici – forti contrasti e/o controluce – per far emergere grosse differenze: per quanto entrambi i ritratti presentino del flare, la foto del device danneggiato mostra carenza di contrasto sui volti e nell’angolo in alto a sinistra e una cattiva resa (mancanza di saturazione) dello skin tone. Inoltre, se il soggetto nell’inquadratura si trova in prossimità della parte danneggiata del vetro, può non essere affatto riconosciuto, impedendo all’image processing di applicare tutte le ottimizzazioni tipiche di un ritratto.

Il flare si ripresenta in maniera marcata anche in scenari più bui e nelle foto in interna, dove le fonti di luce mostrano bagliori e stray lights. Direzione e forma di questi ultimi è significativa, essendo di fatto perpendicolare ai graffi sul vetro della fotocamera e la causa principale di queste luci vaganti è la diffrazione della luce dagli stessi graffi.

Gli stessi effetti sono ancora più evidenti negli scatti notturni, dove lo smartphone integro prende il largo.

Ultra-grandangolare, tele, modalità bokeh e video

Praticamente tutti gli stessi effetti negativi riscontrati con la fotocamera principale di Huawei P40 Pro si ripresentano con la ultra-grandangolare, il teleobiettivo e in modalità di scatto particolari.

In modalità ritratto, i graffi non incidono sulla capacità della fotocamera di riconoscere la profondità e di creare l’effetto bokeh, tuttavia gli scatti presentano del flare e una certa carenza di contrasto.

Risultati altrettanto evidenti emergono anche con la fotocamera ultra-grandangolare: lo smartphone danneggiato presenta molto più flare e molto meno contrasto di quello integro.


Per quanto riguarda i video, artefatti e difetti sono gli stessi, ma diventano ancora più pronunciati in movimento; di contro, i graffi non sembrano avere impatto su autofocus, texture e controllo del rumore.

Per maggiori dettagli tecnici, trovate in fonte lo studio completo di DxOMark, la conclusione però è chiara: se volete godervi la qualità fotografica per la quale avete pagato, vi conviene avere cura del vostro smartphone.

Leggi anche: Recensione Huawei P40 Pro: il nuovo re della fotografia su smartphone

Photo Credits: DxOMark.com

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