Refresh rate sugli smartphone: cos’è e cosa cambia da 60 ai 144 Hz

L’innovazione tecnologica non si ferma mai e c’è un prodotto che nel bene o nel male la sta cannibalizzando tutta, quel prodotto si chiama Smartphone.

Ed è così che dopo aver frantumato tutte le barriere possibili nel campo della fotografia rubando dalle fotocamere professionali tutta l’innovazione e la tecnologia possibile, si torna a preoccuparsi del display, un’altra componente ad alto impatto visivo dato che senza un display un telefono dei giorni nostri non può definirsi tale. Ed è così che dopo risoluzioni via via maggiori, partendo dai 320 x 480 pixel di HTC Dream e arrivando al QHD+ di un top di gamma qualsiasi del 2020, si cerca un’altra leva per fare colpo sul consumatore, questa nuova leva si chiama: Refresh Rate.


Nel corso del 2019 sono arrivati i primi display “ad alto refresh rate” e sarà una specifica chiave per tutti quei prodotti che vogliono differenziarsi sul mercato, non a caso sono già numerosi gli smartphone lanciati in questo 2020 con tale caratteristica. 60, 90, 120, 144 Hz ma cosa significano queste sigle e cosa comportano nell’uso di tutti giorni? Iniziamo a capirne di più insieme.

Refresh rate sui display degli smartphone: cosa cambia (video)

Cos’è il Refresh Rate

Per chi arriva dal mondo dei computer e soprattutto del gaming, la dicitura refresh rate non è per niente nuova ed infatti è una delle specifiche più importanti dei monitor per computer. Per capire cos’è il refresh rate dobbiamo prima conoscere come funziona un monitor e per fare ciò partiamo da una analogia.

Avete presente i flip-book? Quei fantastici libricini che sfogliandoli molto velocemente ricreano una sorta di animazione. Questi sono composti in pratica da tanti fogli con sopra di essi riprodotta una stessa immagine leggermente modificata, quanto basta per dare una sensazione di movimento nel momento in cui, sfogliandolo velocemente, si inganna l’occhio.

Bene, i monitor funzionano esattamente allo stesso modo: per ricreare quella sensazione di movimento riproducono in rapida sequenza una serie di immagini, così velocemente da far credere ai nostri occhi che effettivamente ci sia un’animazione. Il numero di immagini che vengono riprodotte sullo schermo per ogni secondo si misura in Hertz, di conseguenza un monitor con refresh rate a 60 Hz indica che è in grado di riprodurre 60 immagini al secondo.

Maggiore è il numero di Hz e maggiore sarà l’impatto visivo in termini di fluidità e continuità delle animazioni, dei movimenti riprodotti dal display. In parole semplici le animazioni saranno più nitide e si riduce il cosiddetto “blur“.


Attenzione: un alto numero di Hertz non ha impatto sulla grafica e sulla qualità dell’immagine, ma solo sulla fluidità.

Anche gli occhi vi ringrazieranno perché soffriranno meno di affaticamento durante le sessioni più intense davanti allo schermo.

Qual è la differenza tra refresh rate e FPS?

Sono due facce della stessa medaglia (in questo caso la medaglia è un contenuto multimediale riprodotto su uno schermo): il refresh rate è quante immagini può riprodurre al secondo, FPS è invece il numero di fotogrammi al secondo di cui è composto un contenuto multimediale. Anche quando viene registrato un contenuto video infatti, la videocamera non fa altro che registrare un numero definito di fotogrammi al secondo (23,976 fps, 30 fps, 60 fps) che vengono poi riprodotti in rapida sequenza.

Compreso questo viene intuitivo capire che se riproduciamo un contenuto multimediale registrato a 60 fps su un display con un refresh rate a 120 Hz, non avremo alcun vantaggio rispetto a vederlo su un display a 60 Hz, dato che il file multimediale non avrebbe un numero sufficiente di frame per soddisfare la richiesta dello schermo. Per beneficiare del miglioramento in termini di fluidità dovremo dunque avere anche un contenuto con lo stesso campionamento.

Se il campionamento del contenuto multimediale è differente, cosa succede? Vediamo tutti i casi:

  • se il video in riproduzione è stato impacchettato a 90 frame al secondo (FPS) e il display ha una frequenza di aggiornamento di 90 Hz, il telefono sarà in grado di inviare e riprodurre tutti i frame;
  • è possibile riprodurre giochi o video a 90 fps su un pannello con refresh rate a 90 Hz, ma non su un display con una frequenza di aggiornamento inferiore, ad esempio 60 Hz;
  • se si riproduce contenuto a 60 fps su uno schermo a 90 Hz, il display passa a 60 Hz o duplica alcuni fotogrammi.

Sugli smartphone però questo non è così fondamentale perché la maggior parte del tempo sul piccolo schermo lo si passa a scrollare pagine web e feed di social, tutte cose che sono modulabili nel framerate a livello hardware e software. Il discorso vale però nel momento in cui si guarda appunto un filmato oppure si avvia un gioco, per questo non sempre tutti i giochi Android supportano l’alto refresh rate e devono essere aggiornati.

Il chip dedicato ad elaborare e inviare ogni singolo fotogramma è il processore grafico che spesso viene combinato ad altre tecnologie (software), ovviamente più è il refresh rate dello schermo maggiore sarà il lavoro che dovrà compiere.


Fino a che punto ci si può spingere però? Beh qui ci si interroga spesso su quale sia il limite fisico per i nostri occhi oltre al quale non percepiremmo una maggior fluidità. Sui monitor da gaming ci si è spinti ormai fino a 240 Hz con i primi test a 480 Hz, ma è pensiero abbastanza comune ritenere che sopra i 120 Hz la differenza inizi a diventare impercettibile, anche perché frequenze così elevate sono utili solamente in alcuni casi come per l’appunto in giochi ad elevata azione e interazione.

Alto refresh rate e batteria: unico svantaggio (non per tutti)

Fin qui abbiamo visto esclusivamente dei vantaggi ad avere un display ad alto refresh rate su uno smartphone: maggiore è il numero, maggiore sarà la nitidezza dei movimenti. A quale costo però?

Come dicevamo il processore grafico lavora decisamente di più quando si trova di fronte a un display ad alto refresh rate. Questo è vero nel momento in cui ogni frame successivo è diverso da quello precedente, ad esempio come durante la riproduzione di un film oppure durante un gioco. In altre situazioni, come nella navigazione web, ci sono molto spesso dei momenti morti dove la schermata non cambia e quindi devono essere elaborati un quantitativo di frame inferiore.

Dunque un display a 120 Hz può arrivare, matematicamente ed empiricamente secondo alcuni test, a consumare fino al doppio della batteria nel caso più estremo (gaming per tutto il tempo) ma in media, con un utilizzo misto, porta indicativamente un aumento dei consumi pari al 15-25% in più.

Come dicevamo però la tecnologia corre e le aziende non smettono mai di innovare, per questo si sta cercando di ridurre il consumo di energia perseguendo due strade.
Da un lato si sta cercando di spostare l’elaborazione dei frame dal processore grafico ad uno dedicato, simile ai Motion Interpolator dei televisori che creano un nuovo frame combinando quello successivo e quello precedente. Dall’altro implementando dei display a refresh rate variabile, come quello installato su iPad Pro, che arriva a 120 Hz solamente nei momenti di necessità, scendendo a 24 Hz quando non necessario.

Nubia ad esempio è riuscita a bilanciare al meglio la combinazione, offrendo il miglior refresh rate sul mercato senza che l’autonomia ne risenta. In questo modo sarà possibile godersi al meglio i giochi senza doversi preoccupare di andare a incidere sull’autonomia complessiva.

Cosa cambia tra 60, 90, 120 e 144 Hz di refresh rate

Tutto ciò detto affinché possiamo ora meglio comprendere quali sono, sulla carta ed empiricamente, le differenze sugli smartphone di un refresh rate che va da 60 a 90, 120 e 144 Hz, il limite massimo cui siamo arrivati con il nuovo Nubia RedMagic 5G.

Banalmente avremo delle animazioni più nitide e dei movimenti molto più fluidi. Arrivati a 144 Hz abbiamo tecnicamente l’esperienza visiva migliore che si possa chiedere disponendo di una specifica che per anni è stato il non plus ultra dei monitor da gaming.

L’impatto è sottile ma evidente e, diciamo, abbastanza piacevole. Se si scorre nel drawer delle applicazioni, nel browser, nel menu delle impostazioni o nel feed dei social media, i contenuti scorreranno su e giù senza intoppi, con meno attrito. Chi ha l’occhio più fine noterà inoltre che i contorni dei testi non presentano più quella sbavatura tipica durante gli scroll, risultando ogni lettera più nitida.


Al tempo stesso cambia anche l’assorbimento di energia, in utilizzo misto su smartphone rispetto a un display a 60 Hz:

  • un display a 90 Hz consuma in media dal 5 al 10% in più;
  • un display a 120 Hz consuma in media dal 15 al 25% in più;
  • un display a 144 Hz consuma in media dal 20 al 30% in più.

Quali smartphone hanno display ad alto refresh rate?

La lista è in continua espansione, al momento possiamo contare:

  • Display a 90 Hz: Asus Rog Phone, OnePlus 7 e 7T, Realme X2 Pro, Realme 6 Pro, Realme 6, Realme X50 Pro 5G, Nubia Red Magic 3S, Google Pixel 4 e Google Pixel 4 XL, Huawei P40 e Huawei P40 Pro;
  • Display a 120 Hz: Asus Rog Phone 2, Razer 2, Xiaomi Mi 10 Pro, Samsung Galaxy S20, Samsung Galaxy S20+, Samsung Galaxy S20 Ultra,
  • Display a 144 Hz: Nubia RedMagic 5G.

In particolare Nubia RedMagic 5G risulta essere lo smartphone col più alto refresh rate e quindi quello che offre la miglior esperienza visiva in termini di nitidezza delle animazioni, in grado di soddisfare anche gli utenti più esigenti. Lo abbiamo recensito nei giorni scorsi ed è disponibile da oggi solo sul sito ufficiale con prezzi che partono da appena 579 euro.

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