Per Google e il Play Store una nuova causa antitrust all’orizzonte

Google sta già affrontando diverse cause legali antitrust in tutto il mondo e l’elenco di controversie potrebbe allungarsi il prossimo mese con nuovi grattacapi da affrontare in casa.

Stando a quanto riporta Bloomberg, infatti, almeno tre stati USA (e cioè Utah, North Carolina e New York) stanno esaminando le commissioni che il gigante tecnologico prende dagli acquisti in-app e dagli abbonamenti.


Il Google Play Store al centro di nuove controversie

Sarebbero diversi i procuratori generali che si stanno occupando delle “condotte” del colosso di Mountain View e già il prossimo mese potrebbe essere dato il via ad una nuova causa antitrust.

Ricordiamo che Google prende il 30% dagli abbonamenti stipulati dagli utenti Android attraverso il Play Store e dagli acquisti in-app, commissione che si riduce al 15% dopo il primo anno per gli abbonamenti ed anche Apple ha la stessa politica (purtroppo non è chiaro se una causa antitrust analoga sia in fase di preparazione anche nei confronti del colosso di Cupertino).

Oramai da tempo le commissioni dei due principali store di applicazioni rappresentano uno dei principali punti di “scontro” tra Google e Apple e gli sviluppatori.

Soltanto qualche mese fa, Epic ha citato in giudizio entrambi i colossi statunitensi a causa della rimozione da parte degli stessi del gioco Fortnite dai rispettivi store, in quanto agli utenti è stato offerto un modo per acquistare contenuti direttamente dallo sviluppatore a un prezzo inferiore. Ed all’azione giudiziaria di Epic si sono poi associate altre aziende, come Spotify e Facebook, protestando contro le politiche degli app store di Google e Apple.

Fino ad oggi da questo punto di vista Google è sempre stata ferma ed anche nelle scorse ore ha diffuso una nota che non lascia spazio a dubbi sui propri intenti: Android consente agli utenti di scaricare app da più store e non soltanto da Google Play e gli sviluppatori che desiderano usufruire dei servizi offerti da quest’ultimo devono essere disposti a pagare. In caso contrario, sarà sempre possibile distribuire le applicazioni su Android attraverso canali alternativi.

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