Osho censurato? Macché, tutto risolto

La pagina Facebook de “Le migliori frasi di Osho” è stata affondata nel pomeriggio per alcune ore. Poche ore, ma sono bastate per cadere nuovamente nell’incauta indignazione per una inattesa “censura“. Ma era censura? Cos’è la censura? Dov’era la censura?

Censura?

Attenzione al proferir la parola “censura”, perché è una lama molto tagliente. Va usata con cautela, può essere curativa, può uccidere la libertà, ma può anche ferire chi la usa con troppa disinvoltura. In questi giorni del post-Trump il problema si è subito manifestato in modo oltremodo scomposto a proposito del quotidiano Libero, apparentemente “censurato” da Twitter.

Pronti gli strali del giornalismo e della politica, anche da parte di eminenti personalità che in queste ore stanno votando (o non votando) la fiducia al Governo. Tutti caduti nel tranello, tutti pronti a vestirsi i panni dell’indignazione in difesa di una violata libertà di espressione che violata non era. Quello di Libero, infatti, era un problema di altra natura che ha portato semplicemente ad una temporanea sospensione, fermando così per un attimo gli aggiornamenti per poi riaprire puntualmente le pubblicazioni. Una giornata di polemiche e alti richiami ad altissimi principi – ma non era successo assolutamente nulla.

Così è successo oggi alla pagina Facebook “Le migliori frasi di Osho”, una pagina condita di satira politica firmata da Federico Palmaroli e che ha ormai raggiunto e superato il milione di follower. Censura nelle ore della fiducia al Governo? Perché zittire la pagina in giornate tanto tese? Cos’avrà mai “detto” Osho per meritare il cartellino rosso?

Nulla, in realtà. Una contestazione relativa al copyright, sostengono le prime ipotesi. Qualche segnalazione indisponente, secondo altre letture. Poi la spiegazione ufficiale, fornita dalla pagina stessa con il solito tocco ironico:

Intanto ringrazio tutti per la solidarietà. Siete la mia artiglieria. Quanto ai motivi della chiusura temporanea della pagina, pur comprendendo coloro che hanno pensato che fosse dovuta a motivazioni legate ai contenuti da me pubblicati, vi informo che non è stata provocata da quelli, anche perché la mia satira non è mai stata né violenta né offensiva. Semplicemente m’ero scordato de pagà ‘na bolletta 🙂

Scherzi a parte, c’è stata una segnalazione relativa al soprannome con cui ormai tutti mi conoscete e un conseguente errore di valutazione da parte di facebook, riconosciuto dopo il mio reclamo. Tutto a posto. Comunque pe sicurezza il libro compratevelo…’n se sa mai

Al lupo, al lupo!

In ogni caso nessuna censura, insomma: solo un attimo di pausa prima di tornare online, dopo regolare reclamo, dopo regolare controllo.

Prima di alzare gli strali contro gli “oscuramenti” servirà maggior cautela d’ora in poi: se si vuol davvero pretendere dalle piattaforme un controllo più serrato ed una reazione più proattiva ai problemi, occorre aprire anche al campo dei falsi positivi. In caso contrario si andrà a generare soltanto una vuota nevrosi che serve a nessuno e genera ulteriore rumore di fondo.

Il rischio, infatti, è quello del più classico “al lupo! al lupo!”. Meglio avere pronte le armi dell’indignazione quando servirà davvero, quando certe azioni saranno dolose, quando gli oscuramenti saranno mirati. In questo caso, anzi, il meccanismo è stato virtuoso e se la risoluzione è stata tanto solerte significa anche che lo stesso social network si sta meglio organizzando rispetto al passato.

Insomma, Osho è tornato. Tutto è bene quel che finisce bene. Giusto in tempo per la votazione in Senato, peraltro.

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